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L’altro lato della fotografia

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Il giorno dopo l’attentato di Nassirya. Viene il mio capo.
Non uno qualunque. Aveva inventato la rubrica per cui lavoravo, allora il massimo in tema di approfondimenti, aveva la scorza del giornalista d’altri tempi, aveva lo sguardo grifagno, le sopracciglia i baffi e i capelli bianchi, sembrava Robert Mitchum, sembrava un cowboy che se ti vede a dieci metri di distanza estrae la pistola. Sembrava quello che resta in piedi, dei due.
Oggi è in pensione, fino a poco tempo fa passava ancora a trovarci.

Quel giorno mi mise davanti il giornale con sopra quella foto. Spiegò bene la pagina e disse la sua.
Più tardi mi mostrò alcune immagini arrivate in redazione.

Non ci pensai più di tanto. Eravamo presi a fare pezzi su pezzi. La grandezza della tragedia era sproporzionata rispetto ad alcuni particolari sulla foto e su chi l’aveva scattata. Poi tutto passò, come sempre. Arrivano altre notizie.

Ci ho ripensato quando ho saputo dell’assassinio della fotografa Anja Niedringhaus e la sua foto è tornata sulle prime pagine dei quotidiani. Ho pensato a quello che ne sapevo.
Ho immaginato che tra quella foto e il momento della morte di Anja si stendesse un filo lungo dieci anni e quattro mesi. Che i due eventi fossero collegati: una foto su un attentato, un attentato che uccide il fotografo.
Mi sono chiesto cosa avrebbe fatto se avesse saputo che le restavano poco più di dieci anni di vita mentre azzeccava quello scatto. Forse le stesse cose, forse no.

Poi sono corso in redazione domandandomi se avevamo ancora le immagini. Nel frattempo siamo passati dall’analogico al digitale: come fare un trasloco, si perde il meglio.
Da noi c’è questo assistente, da sempre, una delle anime della redazione: un italo-etiope di mezza età. Alterna una flemma apocalittica a scatti di podismo olimpico. Distilla la sua onniscienza in fatto di archivi e di immagini con pochi oracolari accenni. Anche grazie a lui nel nostro trasloco non si è perso nulla.
Chiedergli di cercare un’immagine è rischioso: ci si può trovare sommersi in pochi istanti di grosse cassette, con immagini precedenti, successive, collegate, prossime, pertinenti; di suggerimenti spiazzanti, nuove prospettive, altri punti di vista.

È quello che è successo a me. Mi sono tuffato nella ricerca e dopo aver passato un paio di grosse cassette, con mia sorpresa, ho visto quello che cercavo.
Ho fatto cenno a un collega, il più sensibile a temi come questo. Lui si è entusiasmato.

Dopo averne parlato in direzione abbiamo messo su lo speciale che vedrete questa sera nel Tg2 delle 20.30

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