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Lo spirito di El Charro

A tavola, durante uno di quei silenzi che inevitabilmente accompagnano i pranzi su una nave, dove gli eventi nuovi non sono molti, il mio collega Luciano se ne è uscito così: “Ma lo sapete che io sono amico di quello che aveva fondato El Charro. Sapete cosa fa ora?”
Questa, per quanto mi riguarda, è una seconda puntata. Per la prima bisogna tornare indietro di cinque anni.

Il fondatore di El Charro  lo avevo incontrato in un monastero tra le montagne dell’Umbria, la Romita, lì dove presto mi sarei sposato e dove andavamo circa due volte al mese, con la mia fidanzata, per prepararci all’evento.

Da adolescente una cinta del Charro non l’ho mai avuta, tanto meno un paio di stivali. Lo confesso, in quell’epoca remota mi dispiaceva. A casa mia vigeva una strana regola: le marche (Marina Yachting, Best Company, Lloyd possibilmente giallo, ricordate?) erano tenute in gran conto (ti abbiamo regalato una felpa della Best Company!) ma spesso aggirate con i tarocchi. E, sarà perché nemmeno gli originali erano un gran che, ma i falsi EL Charro erano davvero orridi. Non c’era nulla da fare: non si potevano portare.

Così quando il tipo con i capelli bianchi lunghi, legati a coda di cavallo, i sandali di cuoio, la figura scarna e l’aria da novizio, seduto a tavola accanto al frate che ci avrebbe sposato, ha detto: “Io, da giovane, sono stato l’inventore del marchio El Charro”, ho provato un segreto senso di soddisfazione.
Ecco, mi sono detto, la cinta mai, vabbè… ma un giorno doveva toccare a me di conoscere lui in persona,  l’inventore, quello che a lungo ha contribuito a tracciare la linea tra figo e sfigato.  Le uniche due forme dell’essere note negli anni 80.

L’inventore di El Charro, Marcello, un uomo estremamente affabile e comunicativo, ci ha raccontato che aveva venduto il marchio in tempo, prima che passasse di moda, ai giapponesi. Con i soldi fatti se ne era andato in Brasile e aveva aperto un albergo sulle palafitte, nella foresta amazzonica. Un albergo illuminato solo con candele, uno di quei posti dove gli ultravip vanno quando sono in vena di stranezze. Credo che ci abbia nominato anche un paio di ospiti eccelsi, forse perfino Madonna o Bruce Willis, mentre io continuavo a ripetermi: Ah gli anni 80…

Adesso era tornato dall’Amazzonia, dopo aver venduto l’albergo infrascato, con un nuovo progetto: aprire un resort dello spirito, aconfessionale però, un posto dove ritrovare il contatto con qualsiasi Dio ti passasse per la testa, dove si sarebbe potuti restare senza pagare, lasciando alla fine un’offerta proporzionale alla pace conquistata o all’illuminazione raggiunta, secondo il caso. Un posto da Sting, insomma.
Ci ha detto che lui aveva un raggio laser nella testa, che vedeva in anticipo cosa avrebbe avuto successo e che quando formulava un progetto nulla lo poteva fermare. Ecco perché era lì: voleva comprarsi La Romita, il monastero dove noi volevamo sposarci.
Il monaco lo guardava con simpatia e diffidenza, come si guarderebbe un cucciolo di tigre che ti viene a leccare il latte nella mano. Naturalmente non aveva alcuna intenzione di vendere il monastero, che si era ricostruito da solo e dove solo viveva, da eremita.
Ma ogni volta ecco di nuovo lì Marcello, con il suo laser nella testa e la sua serena determinazione.

Dopo sposati, essendo tornati al monastero e non avendo più saputo nulla di lui, uno dei tormentoni tra me e mia moglie è diventato, inevitabilmente: ma che fine avrà fatto il tipo strano di El Charro?

E così la risposta doveva arrivarmi su una nave, in mezzo al Mar Arabico.
Marcello ha creato il suo resort. Aprirà presto a Parrano, in Umbria. Assomiglia – mi dicono – molto alla Romita. Con le cellette spartane allineate in fila lungo un grande corridoio, un patio, la cappelletta, l’orto.  Non so se davvero sarà gratuito, con l’invito a lasciare un’offerta alla partenza. Non so se avrà il successo sperato, se Sting vi scriverà una nuova canzone o addirittura un album in stile francescano.

Direi che così esce dalla mia vita un uomo singolare. Uno con il suo raggio laser nella testa, idee originali e la capacità di realizzarle. Con le sue invenzioni straordinarie ma così superflue che non è possibile sentirne la mancanza, una vola passate. Come per gli anni 80.

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