Il tratto del ritratto (Feat. Marco Petrella)

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Anni fa giravo in una libreria, quella di Testaccio, annusando volumi, quando notai un’esposizione di piccoli pannelli disegnati, sparsi tra i libri. Il tratto era sofisticato, i disegni semplici e surreali. Newyorkese, avrei detto. Accostandomi scoprii che ogni pannello raccontava un libro uscito da poco. Erano recensioni, per essere precisi. L’autore si chaimava Marco Petrella. Newyorkese quanto Trastevere e il Pigneto (non poco, quindi). Negli stessi giorni usciva per Mattioli un suo libro di storie a fumetti brevissime, da leggere in una corsa d’ascensore. Le storie erano state scritte da autori di tutto il mondo per lui, che le aveva disegnate. E che autori! c’erano Jonhatan Lethem e Aimee Bender, Rick Moody e Feridun Zaimoglu, Paolo Nori e Maurizio Maggiani.
Allora collaboravo anche con la redazione cultura del Tg2 e feci un pezzettino su questo libro. Durante l’intervista con Petrella, parlammo della sua attività di recensore a fumetti. La esercitava, mi raccontò, tramite un personaggio inventato, che compare nelle strisce, un libraio e lettore onnivoro: Arturo.
A quel tempo mia moglie era in cinta e sapevamo già che il bambino si sarebbe chiamato proprio così: Arturo. Io e Marco Petrella non affrontammo sul momento la questione, spinosissima, della provenienza di ciascun Arturo: se il nome dovesse più a Elsa Morante o a John Fante. Se insomma fosse più un Gerace o un Bandini.

Oggi il mio Arturo ha quasi 5 anni ed è appassionato di fiabe, fumetti e racconti, per interposta persona (la mamma, me, i nonni); in attesa che impari a fare da solo. Intanto escono in volume le recensioni di Marco Petrella. Il libro si chiama STRIPBOOK, editore Clichy.

In Italia si pensa che l’unico vero giornalismo sia d’inchiesta e il resto robaccia. Ma il giornalismo ha tante forme, di pari dignità: una è il ritratto. Ne ho fatti molti per Tg2 Storie. Quando si tratta di farlo a qualcuno che di mestiere realizza a sua volta ritratti, però, la cosa si complica. Recentemente, con una pittrice russa, ho fatto cilecca. E’ la ritrattista uffciale di tre Papi (fino a Benedetto XVI) e, sebbene lontanissima dai miei gusti, ne riconoscevo la strabiliante abilità tecnica. Ci tenevo ad essere all’altezza. Ma ho scambiato la civetta con cui vive, Rufus, per un gufo. Ritratto rovinato. Mi ha chiamato per farmelo notare. E aveva ragione. Vai a prendere gufi per civette e pretenderesti pure di far ritratti.

Ora con Petrella ho una seconda opportunità. Certo, gioco in casa: è molto più vicino a me per stile ed effetti. Eppure il ritratto di un artista figurativo resta una sfida e un rischio: non sai mai se ti stai facendo prendere la mano dal tuo soggetto, sbandando o semplicemente acchiappando gufi per civette.
Speriamo bene.
Va in onda, con la fotografia di marco Gobbini, nella notte tra sabato 8 e domenica 9, verso mezzanotte e mezza, su Rai 2.

C’è dentro anche Arturo, Bandini o Gerace.
E l’essere padri. E l’essere figli.

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