Viale delle provincie 196, risponde okkupato. (VIDEO)

Le guardie giurate se ne sono andate e sono rimasti solo gli occupanti, a fare la loro prima assemblea nel palazzo che fu dell’Inpdai, l’Istituto Nazionale Previdenza Dirigenti d’Azienda, in Viale delle Provincie 196.

L’edificio lo tenevo d’occhio da un po’ di tempo. Grande, abbandonato, non lontano da dove vivo. Edilizia degli anni 60. Sarà pieno d’amianto, mi dicevo. Un ampio parcheggio che avrebbe fatto gola a molti, in una zona sovrappopolata; sullo sfondo anche l’ingresso di un garage.
E ogni giorno, solo un’auto posteggiata al di là del cancello.

Si trattava di vigilantes. Me lo hanno raccontato i negozianti della zona: stanno lì per impedire l’occupazione di un immobile vuoto da anni.
Il palazzo l’ho ritrovato sul sito del Fip, il Fondo immobili pubblici. Commercializza il patrimonio dello stato che si è deciso di vendere. Una nota aggiunge che, per questo edificio, la trattativa è conclusa.
Mi stavo giusto chiedendo cosa ne sarebbe stato del palazzo fantasma, alto 8 piani più uno interrato, composto da due corpi comunicanti tra loro, con un’autorimessa di 34 posti auto, dove per anni si sono recati i titolari di azienda per chiedere dilazioni nel pagamento di crediti verso l’Inpdai, quando oggi, verso mezzogiorno, ho visto la lunga fila di gente, romani e immigrati, uomini, donne, bambini, giovani e anziani, attraversare a passo spedito Viale delle Provincie.
Ho capito e ho cominciato a riprendere.

Le guardie giurate sono state fatte uscire poco dopo, in macchina, quella che ho visto sempre lì, giorno per giorno durante mesi. Qualcuno sostiene che sono state rapidamente dissuase dal mettere mano alla pistola. Fuori dai cancelli arriva la polizia.
Ci parla Paolo di Vetta, dei Blocchi precari metropolitani. Dice che non è solo qui, che ci sono occupazioni in corso in altre 8 zone di Roma. Per sottrarre case alla speculazione e darle a chi ne ha bisogno, aggiunge.

Parlo a telefono con Massimo Livi, della Dtz, la società che si occupava dell’intermediazione nella vendita dell’immobile.  La trattativa era conclusa -mi assicura –  però mancava ancora il rogito. L’acquirente, un fondo d’investimento immobiliare, era in attesa di notizie dal comune di Roma, di una modifica nella destinazione d’uso.

E adesso? Chiedo. Adesso niente, risponde. non si concluderà più nulla. Queste occupazioni vanno avanti per anni. E mi cita il caso del palazzo della Siae, in Via Valadier; quello di Viale del Policlinico.

Insomma, vendere il patrimonio pubblico, una delle ricette miracolose per il risanamento dei conti pubblici, in un momento di crisi economica, non è una cosa così semplice come sembrava.

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2 thoughts on “Viale delle provincie 196, risponde okkupato. (VIDEO)

  1. franco ha detto:

    Capisco chi non ha una casa e la vorrebbe ma nessuno ha il diritto di appropriarsi delle cose altrui e in questo caso di noi (italiani) tutti. Mi trovo in questo momento proprio di fronte all’edificio in questione e noto che c’e un certo andirivieni. Che strano pero tutte vetture piuttosto nuove e comunque costose da mantenere rispetto ovviamente a chi non dovrebbe avere soldi. Ora la domanda (piu di una a dire il vero) sorge spontanea. Ma tutti sono bisognosi come dite voi? Tutti hanno ugual diritto? vedo che ci sono italiani e stranieri magari italiani che sono in lista per una casa da 20anni e stranieri arrivati da probabilmente da pochissimo tempo. Ora immagino che aver creato l’ennesimo girone infernale (come avete fatto con il regina elena) sia per voi frutto di orgoglio. Tra qualche giorno, li si picchieranno,qualcuno prevarichera l’altro lo costringera ad andar via o a cedergli la stanza migliore, ma voi dove siete? uno striscione sul terrazzo? Faceva cosi pure il duce…..”armiamoci e partite”.

    • filippogolia ha detto:

      Io noto solo che un governo (statale o comunale) che non riesce, per anni, a riutilizzare o a dismettere i suoi immobili, mostra di essere drammaticamente inefficiente e favorisce eventuali colpi di mano. Lo spettacolo di palazzi disabitati per anni, che vanno lentamente in rovina è, di per sé, censurabile e immorale. Forse “il girone infernale” di cui parla Franco ne è una conseguenza inevitabile. E dovrebbe far riflettere tutti. Preferirei non fare alcuna distinzione tra Italiani e stranieri, riguardo all’esigenza e al diritto di trovare un tetto per ripararsi.

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