Archivio mensile:novembre 2012

La maledizione della cattiva luna

Sette condannati a 19 anni. Uno a 16. Il Pubblico ministero Francesco Scavo mi ha anticipato al telefono la sentenza, che presto sarà pubblica, inflitta dalla Corte di Assise di Roma al primo gruppo di Somali sotto processo, nel nostro paese, per il reato di pirateria: atti di depredazione con l’aggravante della finalità di terrorismo, per essere precisi.

Gli otto erano stati catturati, insieme ad altri, a bordo della nave italiana Montecristo, durante un blitz delle forze speciali britanniche, avvenuto poco dopo il sequestro.  Colti in flagrante, si potrebbe dire. Non è facile né comune, per un pescatore somalo, trovarsi a bordo di una nave da carico, sequestrata poco prima, nel bel mezzo dell’oceano indiano.

Io quei ragazzi, tra i 18 e i 20 anni di età, li ho intervistati nel carcere di Benevento, mentre preparavo uno speciale sulla pirateria. Mi hanno raccontato tutti una storia che sapeva di preconfezionato, di imparato a memoria: sarebbero stati loro le prime vittime dei pirati. Erano fuori per una battuta di pesca ma sono stati catturati e poi trasportati di peso sulla Montecristo. Quando le forze d’assalto britanniche si sono avvicinate, i pirati veri sono scappati lasciando loro lì, e mettendogli, per giunta, i propri abiti indosso. Non ho mai capito questo particolare, a cui sembravano tenere molto. Forse, in Somalia, ci sono davvero vestiti da pirata.

Ecco, grossomodo, il racconto che ho raccolto. Ma mi hanno anche detto parecchie cose indubbiamente vere: di essere nati pescatori di aragoste e di squali; figli di allevatori di capre andati in rovina a causa delle carestie; di aver lasciato, lungo le coste somale, famiglie numerose e bisognose d’aiuto. Uno di loro mi ha chiesto se secondo lui in Italia avrebbe potuto trovare un lavoro, per mandare i soldi alla madre.
Madre che probabbilmente, oggi, non ha proprio idea di dove sia finito quel suo figlio pescatore o pirata.

19 anni è una condanna pesante. Forse giusta per chi si preparava a tenere in ostaggio per mesi marinai inermi, in condizioni pietose. Forse eccessiva per dei ragazzetti senza futuro, arruolati e mandati allo sbaraglio, che ben poco avrebbero avuto dei riscatti milionari frutto del sequestro.

Ma non è questo che mi preme adesso. E’ un’altra cosa. Di questa condanna, sono certo, troverete molto poco in giro sulla stampa e televisione italiane. In generale, nel nostro paese, pochi sanno che ci sono dei pirati e presunti pirati somali sotto processo; che vivono nelle nostre galere. Una storia rimossa come tutte quelle che vengono dalla Somalia. Nostra ex colonia e più di recente meta di una fallimentare missione dell’Onu.
Terra alla fine abbandonata all’infuriare della guerra civile.

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Il centrodestra italiano e la biancheria intima

Io so già quale sarà il nome del nuovo movimento che Silvio Berlusconi sta per lanciare nella politica italiana.  O almeno, ho indizi sufficienti per indicare i due o tre tra i quali sta scegliendo. O forse, ormai, ha già scelto.
Non è molto difficile: basta andare sul sito dell’Uami, l’ufficio dei marchi comunitari. Da alcuni anni i politici hanno cominciato a depositare il nome dei loro partiti anche come marchio. Quello che normalmente si fa per i jeans!
Una garanzia in più contro chi vorrebbe chiamare nello stesso modo il proprio gruppo o chi volesse mettere quel nome su delle magliette e poi venderle.

Bene. Proviamo a vedere questa pagina dell’Uami: http://oami.europa.eu/CTMOnline/RequestManager/it_SearchAdvanced_NoReg e ad inserire nella casella “titolare” il nome di Silvio Berlusconi.

Escono fuori i marchi registrati da lui. Normalmente ad effettuare le registrazioni presso l’Uami è un procuratore.  Ma lui ha fatto da solo: oltre che essere “il titolare” è anche “il richiedente”. Ha risparmiato o forse non si fidava di affidare nomi tanto preziosi ad altri.

Tralasciamo, in basso, tutta la parte sul Popolo delle Libertà: storia già conosciuta.

E scopriamo che il 18 luglio scorso Berlusconi depositava i marchi GRANDE ITALIA e GRANDEITALIA. Da circa un anno il segretario del Pdl è Angelino Alfano e il fondatore comincia a muoversi da battitore libero.
Ma il gran caldo agostano, e forse qualche gita nel resort di Flavio Briatore a Malindi in Kenya, portano consiglio. Così il 24 ottobre l’ex presidente del Consiglio dà l’annuncio che molti attendevano: lascia per sempre la politica.  “Ora i giovani” dichiara alla stampa.
Certo, il giorno prima, come si vede bene dalla pagina dell’Uami, il 23 ottobre, ha registrato il nome per un nuovo partito: ITALIA CHE LAVORA; anche nella versione: L’ITALIA CHE LAVORA. Ma non è detto che lo abbia fatto per sé. Forse pensava ai giovani, che di lavoro hanno tanto bisogno.

Veniamo a date più recenti. L’8 novembre.
Non molto tempo è passato dalla conferenza stampa fiume seguita alla condanna per frode fiscale, in cui il ritiro dalla politica è stato decisamente messo in dubbio. E il caimano passa al contrattacco. Registra una sfilza di denominazioni. Ruotano tutte intorno allo stesso centro. Anzi, centrodestra: IL CENTRODESTRA ITALIANO, ILCENTRODESTRAITALIANO, CENTRO DESTRA ITALIANO, CENTRODESTRA ITALIANO, IL CENTRO DESTRA ITALIANO.

Evidentemente ci tiene alla posizione del nuovo schieramento. E torna in mente quando, dall’altra parte, si discuteva di centrosinistra o centro-sinistra. Con il trattino o meno.

I marchi possono essere depositati all’ufficio europeo o solo a quello italiano. Nel primo caso, la scelta di Berlusconi, il costo è più alto. Anche se si tratta di un movimento che agirà prevalentemente in Italia, la tutela è estesa a tutta l’Unione.  Possono essere iscritti per una o più classi di prodotti e servizi. Ancora una volta, il costo è molto diverso. Come si può facilmente vedere dalla sfilza di numeri che si affiancano alla dicitura “classificazione di Nizza”, sempre nella pagina dell’Uami, i marchi di Silvio Berlusconi sono tutelati per tutte le categorie esistenti: si va dai prodotti chimici alle vernici, dai saponi da barba alle lavatrici a gettone, dalle lacche ai pettini, fino all’abbigliamento intimo.

Adesso, se qualcuno, in Europa, vorrà chiamare un paio di slip “Il centro destra italiano”, dovrà chiedere il permesso a Berlusconi Silvio.

Pensate un po’.

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