Love you Nora, forever

Mi domando, senza aver troppa voglia di andare a controllare, come saranno scritti i coccodrilli televisivi per la morte di Nora Ephron. Perché è inevitabile associare il suo nome al film di maggior successo tra quelli che ha scritto: Harry ti presento Sally e, in quello, alla sua scena più celebre. Neanche la descrivo.

Ma avvicinare un orgasmo, anche se simulato, a una morte, a molti non sarà sembrata una cosa corretta. Sbagliano. E non solo perché è il trionfo del vecchio tandem amore e morte. Anche perché credo che lei, Nora, se ne sarebbe grandemente infischiata delle convenienze e avrebbe aperto il servizio, senza pensarci due volte, con quella scena da cineteca.

Con Nora Ephron ho passato una notte durata 18 ore. Tornavo da una lunga navigazione nell’oceano Indiano e, in parte, nel Pacifico, durante la quale avevo perso, lentamente, grado per grado, sei ore di fuso orario. Come se mi avessero fatto un prelievo di tempo. Ero pronto a salire su un aereo da Singapore a Roma. Sarebbe partito alle 8 di sera e sarebbe atterrato alle 8 del mattino, dopo 18  ore, restituendomi in un colpo tutto il tempo perduto. Dopo la navigazione avevo bisogno di un libro vivace e capace di distrarmi. Con me, stranamente, avevo solo testi che parlavano di pirati. Nella libreria dell’aeroporto ho trovato “I remember Nothing”, l’ultima opera di Nora Ephron. Avevo letto qualche suo articolo, trovandolo strepitoso. Ho preso il libro.

Cito a caso:

<<Fin da quando ero bambina ho saputo che, con ogni probabilità, sarei andata a vivere a New York e che ogni cosa nel frattempo sarebbe stata solo un intermezzo. Avevo passato tutti quegli anni fantasticando su come sarebbe stata New York. Pensavo che sarebbe stato il posto più eccitante, magico, carico di posibilità in cui si potesse vivere; un posto dove se vuoi veramente qualcosa la puoi avere; un posto dove sarei stata circondata da persone che morivo dalla voglia di conoscere; un posto dove sarei stata capace di diventare l’unica cosa che valga la pena diventare: una giornalista.
E alla fine venne fuori che New York era proprio così>>

Da “ventitre cose di cui la gente ha una scioccante capacita’ di stupirsi ogni volta di nuovo”

1) I giornalisti qualche volta pompano le notizie
2) I giornalisti qualche volta si sbagliano
4) Le belle donne a volte sposano orribili, vecchi, uomini ricchi
7) Nulla di quello che è scritto nei giornali sportivi di oggi ha alcun senso  per chi non abbia letto i giornali sportivi di ieri
8) Non c’è modo di spiegare la borsa ma comunque la gente ci prova
9) Gli uomini tradiscono
12) Un sacco di gente prende la Bibbia letteralmente
14) Non puoi mai conoscere il segreto di nessun matrimonio, compreso il tuo
20) Le persone assomigliano ai loro cani

<<Una delle cose migliori del dirigere i film, piuttosto che scriverli e basta, è che non si può fare nessuna confusione a proposito di chi sia la colpa: è tua>>

<<L’altro giorno ho sentito arrivare un raffreddore. Così mi sono decisa a preparare un brodino di pollo per tenere alla larga il raffreddore. E tuttavia mi sono presa il raffreddore. Succede sempre così: pensi che ti stia venendo il raffreddore; ti fai il brodino di pollo; ti prendi il raffreddore comunque.
Non sarà che il brodino di pollo provoca il raffreddore?>>

Alla fine del libro ci sono due liste. Una, le cose di cui l’autrice non sentirà la mancanza: la prima è la pelle secca; l’ultima, togliersi il trucco ogni sera.
L’altra lista, le cose di cui sentirà la mancanza: la prima è i suoi figli; l’ultima, la torta.

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