La famigerata sfiga dei pirati

Qualcuno, i più vicini a me e quelli che seguono questo diario, lo sapeva, o almeno ne sapeva qualcosa; Qualcuno no: mai nessun mio lavoro è stato tormentato da una sfiga più tenace,  multiforme, gargantuesca, quanto quest’ultimo reportage sulla pirateria.

Tanto che, mi dicevo, se mai riuscirò a concludere tutto decentemente, poi voglio fare la lista delle sfighe. E pubblicarla.

E quindi eccola qua. Preparatevi, perché è lunga e noiosa:

Il primo operatore con cui avremmo dovuto partire per Gibuti, e stavamo già prendendo accordi, l’ho perduto quasi subito. Un lutto in famiglia, di cui mi dispiace molto.

Arrivati, con un altro operatore, nel paese, abbiamo scoperto  che un cambio nella numerazione telefonica locale aveva fatto saltare tutte le linee. Era impossibile parlare con chiunque, al cellulare o al fisso, a Gibuti o in Italia. Perso ogni contatto preparato prima.

Per fortuna che Giubuti è piccola! L’unico telefono misteriosamente immune all’epidemia era un vecchio nokia 3570, dato dall’azienda: riusciva a contattare qualche numero italiano. Ce lo contendevamo ogni tre minuti.

L’operatore è dovuto tornare di corsa in Italia, per un problema non gravissimo e oggi già risolto, ma che chiedeva la sua presenza a Roma. Questo 24 ore prima della partenza del cargo su cui dovevamo imbarcarci.

Un altro operatore in 24 ore non poteva arrivare. Il Cargo non poteva attendere. Dopo 50 telefonate, fatte tutte col piccolo Nokia, ormai a rischio esplosione, sono riuscito a far bloccare il cargo. Ma a quel punto, dalla redazione, mi hanno detto che non se ne parlava proprio di avere un nuovo operatore. Un altro biglietto aereo sarebbe costato troppo. Ho preso io la telecamera.

L’operatore si è scordato di lasciarmi, nella valigia, il cavalletto.

La telecamera era un nuovissimo modello della Sony, utilizzato in azienda per la prima volta.  Nessuno la conosceva ancora bene. Quando chiamavo a Roma per qualche spiegazione, non sempre sapevano di cosa parlassi.

Il viaggio era da Gibuti a Galle, in Sri Lanka, circa sette giorni.  Ma chi si era impegnato per le mie procedure di disimbarco, nella rada di Galle, aveva dimenticato di inviare qualche fondamentale fax. A Galle, quindi, mi hanno rispedito su per la biscaggina, a bordo, destinazione Singapore.

Bene, mi son detto, quattro giorni di riprese in più. Tanto buon generico. Ma al secondo giorno, la telecamera, senza alcuna ragione apparente, si è rotta. Il fuoco è partito. Per fortuna (!) era nuova di zecca e in garanzia!

Ho tirato fuori la mia piccola Sony portatile. Sono riuscito a girare cose interessanti. La cassetta si perderà più avanti, tra tante altre, nell’ufficio dove avrebbero dovuto riversarla in digitale (almeno, credo si sia persa lì).

Tornato a Roma dovevo ripartire per navigare sulla fregata militare Scirocco, sempre nel golfo di Aden. Ma la liberazione della nave italiana Enrico Ievoli, allora sotto sequestro, ha richiesto l’improvvisa presenza della Scirocco sul posto. E la partenza è saltata. La data successiva era troppo tardi.  Ho dovuto finire il Dossier con quello che avevo.

Vi stupite se adesso vi dico che quando sono arrivato a Singapore non avevo il coraggio di lasciare la mia roba nella stanza d’albergo perché ero convinto che sarebbe stata svaligiata? Che mettevo tutto il materiale su tre Hard Disk differenti perché ero convinto che si sarebbero smagnetizzati uno per volta?

Qualcuno in azienda, ogni tanto, mi ha mormorato che me l’avevano tirata.  Con intenzione benevola verso di me o malevola e allusiva riguardo ai potenziali iettatori.

Ma, sebbene superstizioso, non riesco mai ad ammettere che qualcun altro possa influenzare il mio destino. E’ il motivo per cui non mi sono mai fatto leggere la mano. Il mio futuro riguarda me e solo me, giusto?

Io, invece, la vedo così: quando ti capita qualcosa che sposta molto, e in meglio, la tua vita dai binari ordinari, preparati a combattere. Stai andando a pattinare sui bordi del tuo karma.

Lo spiega molto bene una fiaba, quella di Alì Babà e i 40 ladroni.

Alì babà, un poveraccio, trova da subito la caverna del tesoro dei 40 ladroni e si porta via una giara piena di monete, che a lui basterebbe pure. Ma un oscuro meccanismo si avvia e, prima di poter mettere le mani sul resto, dovrà vedersi scoperto dal fretello ricco e invidioso, dovrà rivelargli il luogo del tesoro,  lo ritroverà fatto letteralmente a pezzi e dovrà seppellirlo, avrà la casa nottetempo invasa dai ladroni, sarà salvato, per un capello, da morte certa, dalla sua schiava.

Due giorni fa il Dossier sui pirati è andato in onda. E’ andato molto bene. E’ stato un successo da tutti i punti di vista.

Come mi sento adesso?

Bè… è chiaro. Mi sento come un Alì Babà!

Una nota comica: quel vecchio Nokia 3570, a Gibuti, funzionava, ma in modo strano. Quando ricevevamo un Sms da Roma, si riproduceva come un virus.

Nel momento più drammatico, quando ormai era chiaro che io avrei dovuto filmare tutto da solo e che il mio operatore doveva occuparsi autonomamente di ogni cosa per il suo  ritorno, senza alcun aiuto, dal momento che rientrava per ragioni personali, bè, allora, per mezza giornata ha continuato ad arrivare, ogni mezz’ora, sul cellulare, il primo messaggio del nostro ufficio viaggi.

“Stiamo lavorando per risolvere tutti i vostri problemi. Tranquilli, vi faremo sapere fra poco”

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