Archivio mensile:giugno 2012

Love you Nora, forever

Mi domando, senza aver troppa voglia di andare a controllare, come saranno scritti i coccodrilli televisivi per la morte di Nora Ephron. Perché è inevitabile associare il suo nome al film di maggior successo tra quelli che ha scritto: Harry ti presento Sally e, in quello, alla sua scena più celebre. Neanche la descrivo.

Ma avvicinare un orgasmo, anche se simulato, a una morte, a molti non sarà sembrata una cosa corretta. Sbagliano. E non solo perché è il trionfo del vecchio tandem amore e morte. Anche perché credo che lei, Nora, se ne sarebbe grandemente infischiata delle convenienze e avrebbe aperto il servizio, senza pensarci due volte, con quella scena da cineteca.

Con Nora Ephron ho passato una notte durata 18 ore. Tornavo da una lunga navigazione nell’oceano Indiano e, in parte, nel Pacifico, durante la quale avevo perso, lentamente, grado per grado, sei ore di fuso orario. Come se mi avessero fatto un prelievo di tempo. Ero pronto a salire su un aereo da Singapore a Roma. Sarebbe partito alle 8 di sera e sarebbe atterrato alle 8 del mattino, dopo 18  ore, restituendomi in un colpo tutto il tempo perduto. Dopo la navigazione avevo bisogno di un libro vivace e capace di distrarmi. Con me, stranamente, avevo solo testi che parlavano di pirati. Nella libreria dell’aeroporto ho trovato “I remember Nothing”, l’ultima opera di Nora Ephron. Avevo letto qualche suo articolo, trovandolo strepitoso. Ho preso il libro.

Cito a caso:

<<Fin da quando ero bambina ho saputo che, con ogni probabilità, sarei andata a vivere a New York e che ogni cosa nel frattempo sarebbe stata solo un intermezzo. Avevo passato tutti quegli anni fantasticando su come sarebbe stata New York. Pensavo che sarebbe stato il posto più eccitante, magico, carico di posibilità in cui si potesse vivere; un posto dove se vuoi veramente qualcosa la puoi avere; un posto dove sarei stata circondata da persone che morivo dalla voglia di conoscere; un posto dove sarei stata capace di diventare l’unica cosa che valga la pena diventare: una giornalista.
E alla fine venne fuori che New York era proprio così>>

Da “ventitre cose di cui la gente ha una scioccante capacita’ di stupirsi ogni volta di nuovo”

1) I giornalisti qualche volta pompano le notizie
2) I giornalisti qualche volta si sbagliano
4) Le belle donne a volte sposano orribili, vecchi, uomini ricchi
7) Nulla di quello che è scritto nei giornali sportivi di oggi ha alcun senso  per chi non abbia letto i giornali sportivi di ieri
8) Non c’è modo di spiegare la borsa ma comunque la gente ci prova
9) Gli uomini tradiscono
12) Un sacco di gente prende la Bibbia letteralmente
14) Non puoi mai conoscere il segreto di nessun matrimonio, compreso il tuo
20) Le persone assomigliano ai loro cani

<<Una delle cose migliori del dirigere i film, piuttosto che scriverli e basta, è che non si può fare nessuna confusione a proposito di chi sia la colpa: è tua>>

<<L’altro giorno ho sentito arrivare un raffreddore. Così mi sono decisa a preparare un brodino di pollo per tenere alla larga il raffreddore. E tuttavia mi sono presa il raffreddore. Succede sempre così: pensi che ti stia venendo il raffreddore; ti fai il brodino di pollo; ti prendi il raffreddore comunque.
Non sarà che il brodino di pollo provoca il raffreddore?>>

Alla fine del libro ci sono due liste. Una, le cose di cui l’autrice non sentirà la mancanza: la prima è la pelle secca; l’ultima, togliersi il trucco ogni sera.
L’altra lista, le cose di cui sentirà la mancanza: la prima è i suoi figli; l’ultima, la torta.

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Berlusconi fa la cosa giusta

Berlusconi una volta tanto ha fatto la cosa giusta. Quando ha rotto gli indugi e ha detto che si potrebbe tornare alla lira. Molto, in questi ultimi tempi, si va chiarendo. Per anni abbiamo vissuto una condizione straniante: l’euro era qualcosa di inevitabile, l’Europa unita altrettanto.

Le conseguenze:

1) Tutti potevano parlar male dell’euro, tanto era inevitabile tenerselo.

2) Tutti eravamo convinti che qualsiasi referendum: sull’Europa, su eventuali costituzioni, su processi di integrazione più stretta, avrebbe avuto come probabile risposta un no. E quasi nessun referendum si faceva, perchè l’integrazione europea era comunque considerata inevitabile.
I pochi che si facevano, si perdevano. E poi bisognava rimediare.

3) Si poteva descrivere l’Europa come una entita’ lontana dalla gente. Una rogna che toccava sopportare.

4) Ci siamo tenuti in Italia per 20 anni un leader (e un partito, la lega) chiaramente antieuropeo, inadatto a qualsiasi integrazione, impresentabile in Europa, magari buono per stringere un’alleanza con uno stato para-mafioso come la Russia.
E’ sempre stato evidente che Berlusconi si sarebbe volentieri liberato dell’Europa e dei suoi vincoli. Ma non poteva, l’Europa era distante, inevitabile e noi ci concedevamo una allegra vacanza ai suoi margini.

Oggi, come tutti sanno, non è più così. Fra pochi mesi potremmo non avere più l’euro e in poco tempo, evidentemente, neanche l’Unione.

Era tempo di gettare la maschera e Berlusconi l’ha fatto. immagino avrebbe voluto farlo in condizioni più favorevoli: dopo una vittoria della sinistra radicale in Grecia, nel pieno del caos. Gli è andata male. Motivo di una certa titubanza nell’annucio. A lui, lo sappiamo, piace vincere a colpo sicuro.

Perché la novità è questa. Ora che l’euro non è più qualcosa di inevitabile, anzi è a rischio, l’esito dei referendum torna ad essere incerto. In Irlanda, pochi giorni fa, ha vinto il si all’Europa. La Grecia, una popolazione sotto pressione e addirittura tormentata dall’Unione, a suo modo, ha detto si all’euro.

Gli schieramenti si vanno definendo. E’ giusto che sia così. Ci si trova ad avere strani compagni di viaggio: Berlusconi, i grillini, la sinistra più radicale, vanno insieme.

A volte mi chiedo da che parte stia la Merkel. Forse se lo chiede, spesso, anche lei.

L’esito finale della battaglia è incerto. l’Europa unita potrà sopravvivere o no. Potrà essere migliore o peggiore.

Di una cosa ci siamo liberati: l’atteggiamento di rassegnata insofferenza di alcuni, l’indifferenza esibita di altri, verso L’Europa, quella cosa lontana e inevitabile.
Quella cosa che ci ha impedito per vent’anni, dico io, di scivolare nella più ridicola dittatura populista immaginabile, qui in Italia.

Ah… a proposito. Tu da che parte stai?

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La famigerata sfiga dei pirati

Qualcuno, i più vicini a me e quelli che seguono questo diario, lo sapeva, o almeno ne sapeva qualcosa; Qualcuno no: mai nessun mio lavoro è stato tormentato da una sfiga più tenace,  multiforme, gargantuesca, quanto quest’ultimo reportage sulla pirateria.

Tanto che, mi dicevo, se mai riuscirò a concludere tutto decentemente, poi voglio fare la lista delle sfighe. E pubblicarla.

E quindi eccola qua. Preparatevi, perché è lunga e noiosa:

Il primo operatore con cui avremmo dovuto partire per Gibuti, e stavamo già prendendo accordi, l’ho perduto quasi subito. Un lutto in famiglia, di cui mi dispiace molto.

Arrivati, con un altro operatore, nel paese, abbiamo scoperto  che un cambio nella numerazione telefonica locale aveva fatto saltare tutte le linee. Era impossibile parlare con chiunque, al cellulare o al fisso, a Gibuti o in Italia. Perso ogni contatto preparato prima.

Per fortuna che Giubuti è piccola! L’unico telefono misteriosamente immune all’epidemia era un vecchio nokia 3570, dato dall’azienda: riusciva a contattare qualche numero italiano. Ce lo contendevamo ogni tre minuti.

L’operatore è dovuto tornare di corsa in Italia, per un problema non gravissimo e oggi già risolto, ma che chiedeva la sua presenza a Roma. Questo 24 ore prima della partenza del cargo su cui dovevamo imbarcarci.

Un altro operatore in 24 ore non poteva arrivare. Il Cargo non poteva attendere. Dopo 50 telefonate, fatte tutte col piccolo Nokia, ormai a rischio esplosione, sono riuscito a far bloccare il cargo. Ma a quel punto, dalla redazione, mi hanno detto che non se ne parlava proprio di avere un nuovo operatore. Un altro biglietto aereo sarebbe costato troppo. Ho preso io la telecamera.

L’operatore si è scordato di lasciarmi, nella valigia, il cavalletto.

La telecamera era un nuovissimo modello della Sony, utilizzato in azienda per la prima volta.  Nessuno la conosceva ancora bene. Quando chiamavo a Roma per qualche spiegazione, non sempre sapevano di cosa parlassi.

Il viaggio era da Gibuti a Galle, in Sri Lanka, circa sette giorni.  Ma chi si era impegnato per le mie procedure di disimbarco, nella rada di Galle, aveva dimenticato di inviare qualche fondamentale fax. A Galle, quindi, mi hanno rispedito su per la biscaggina, a bordo, destinazione Singapore.

Bene, mi son detto, quattro giorni di riprese in più. Tanto buon generico. Ma al secondo giorno, la telecamera, senza alcuna ragione apparente, si è rotta. Il fuoco è partito. Per fortuna (!) era nuova di zecca e in garanzia!

Ho tirato fuori la mia piccola Sony portatile. Sono riuscito a girare cose interessanti. La cassetta si perderà più avanti, tra tante altre, nell’ufficio dove avrebbero dovuto riversarla in digitale (almeno, credo si sia persa lì).

Tornato a Roma dovevo ripartire per navigare sulla fregata militare Scirocco, sempre nel golfo di Aden. Ma la liberazione della nave italiana Enrico Ievoli, allora sotto sequestro, ha richiesto l’improvvisa presenza della Scirocco sul posto. E la partenza è saltata. La data successiva era troppo tardi.  Ho dovuto finire il Dossier con quello che avevo.

Vi stupite se adesso vi dico che quando sono arrivato a Singapore non avevo il coraggio di lasciare la mia roba nella stanza d’albergo perché ero convinto che sarebbe stata svaligiata? Che mettevo tutto il materiale su tre Hard Disk differenti perché ero convinto che si sarebbero smagnetizzati uno per volta?

Qualcuno in azienda, ogni tanto, mi ha mormorato che me l’avevano tirata.  Con intenzione benevola verso di me o malevola e allusiva riguardo ai potenziali iettatori.

Ma, sebbene superstizioso, non riesco mai ad ammettere che qualcun altro possa influenzare il mio destino. E’ il motivo per cui non mi sono mai fatto leggere la mano. Il mio futuro riguarda me e solo me, giusto?

Io, invece, la vedo così: quando ti capita qualcosa che sposta molto, e in meglio, la tua vita dai binari ordinari, preparati a combattere. Stai andando a pattinare sui bordi del tuo karma.

Lo spiega molto bene una fiaba, quella di Alì Babà e i 40 ladroni.

Alì babà, un poveraccio, trova da subito la caverna del tesoro dei 40 ladroni e si porta via una giara piena di monete, che a lui basterebbe pure. Ma un oscuro meccanismo si avvia e, prima di poter mettere le mani sul resto, dovrà vedersi scoperto dal fretello ricco e invidioso, dovrà rivelargli il luogo del tesoro,  lo ritroverà fatto letteralmente a pezzi e dovrà seppellirlo, avrà la casa nottetempo invasa dai ladroni, sarà salvato, per un capello, da morte certa, dalla sua schiava.

Due giorni fa il Dossier sui pirati è andato in onda. E’ andato molto bene. E’ stato un successo da tutti i punti di vista.

Come mi sento adesso?

Bè… è chiaro. Mi sento come un Alì Babà!

Una nota comica: quel vecchio Nokia 3570, a Gibuti, funzionava, ma in modo strano. Quando ricevevamo un Sms da Roma, si riproduceva come un virus.

Nel momento più drammatico, quando ormai era chiaro che io avrei dovuto filmare tutto da solo e che il mio operatore doveva occuparsi autonomamente di ogni cosa per il suo  ritorno, senza alcun aiuto, dal momento che rientrava per ragioni personali, bè, allora, per mezza giornata ha continuato ad arrivare, ogni mezz’ora, sul cellulare, il primo messaggio del nostro ufficio viaggi.

“Stiamo lavorando per risolvere tutti i vostri problemi. Tranquilli, vi faremo sapere fra poco”

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Mason&Dixon in breve

Tracciare una linea dritta su una carta geografica, fregandosene di monti e fiumi, porta centinaia di anni di Karma cattivo. (Lo dice ai due geografi un cinese, esperto in Feng Shui, fuggito da un convento di gesuiti sadomasochisti, esistente solo in un romanzo letto da uno dei personaggi che ascoltano, per giorni, narrare la storia di Mason&Dixon)

Mason&Dixon, di Thomas Pynchon
Bur 736 pag.

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Quanto era alto Gesù?

Alcune regole del giornalismo stanno cambiando.
Qual è la più importante? Facile, che la notizia si dà in testa. Nelle prime due righe, dicono i maestri.

Ha iniziato Yahoo. Non è un giornale ma e’ uno dei siti più visitati e ha una parte informativa importante:

Uno degli azzurri ha deluso le aspettative, chi è?

Ci sono alcune pietanze particolari  che in Europa e anche in Italia sono proibite, quali?

Cosa c’è dietro i cannibali in Usa?

C’è un serial killer nella tua città. In quale quartiere si aggira di preferenza?

Per sapere se puoi tornare a casa in pace o se è bene scegliere un’altra strada, farai meglio a cliccare. Non è neanche detto, poi, che la notizia ti venga data subito o che ce ne sia una. Potrebbero volerci altri clic. Può essere si scopra che il killer in giro per il quartiere è lo smog o il raffreddore con complicazioni, se non ti copri abbastanza. Tanto il clic non te lo puoi riprendere indietro. Anzi, per tornare indietro devi farne un altro.
Scherzi da prete, si diceva prima. Scherzi da rete, direi adesso.

Finché lo fa Yahoo, pace. Ma sono saltato leggendo un Tweet del Post, giornale serio ed elegante:

Quanto era alto Gesù?

Normalmente il Post non fa così, ma mi è sembrata una spia. E non l’unica.

L’altra regola è che a decidere l’importanza delle notizie sono il direttore e la redazione. Oggi, spesso, il numero di clic le fa salire o scendere, come in un luna park. Poi il web condiziona gli altri media.
Sceglie la gente!
E sceglie male. Il killer nel quartiere andrebbe fortissimo.

Alcuni giornali in rete sono arrivati a lamentarsi con i propri lettori che la Siria non si faccia cliccare abbastanza. Perché alla fine ci stiamo tutti attenti: ai clic, ai “mi piace”, ai follower.
Nessuno lo dice ma è una sconfitta.

A proposito, le stime riguardanti la statura di Gesù – leggo dall’articolo del Post, la recensione di un libro di curiosità – oscillano tra 1,38 e 1,85 metri.

Cioè o era un tappo, o una persona di altezza media o un giocatore di basket.
Valeva la pena di cliccare e leggere fino a qui, no?

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