I comunisti cimiteriali

FORNERO SIAMO IN LOTTA
CI VEDIAMO A PRIMA PORTA.

Lo slogan, grande scritta nera su un muro, accompagnata all’inizio e alla fine da falce e martello rosse, mi fa sobbalzare all’interno dell’auto. In questo momento di ritorno del terrorismo, mi sembra una provocazione inaccettabile.

Nulla di tutto questo. Leggendo meglio, mi accorgo che alla scritta si accompagna un manifesto dei lavoratori del cimitero di Prima Porta. Come tutti hanno diritto a portare avanti le proprie rivendicazioni e ad invitare il ministro sul posto in cui lavorano: il più grande cimitero di Roma. Che vada lì come è stata all’Alenia. Non è colpa loro se qualsiasi invito fanno finisce per risultare vagamente minaccioso. Mica siamo in un film di Totò.

Però, visto che gli autori del manifesto si definiscono sia comunisti che lavoratori cimiteriali, la fantasia si mette in moto e immagina subito il movimento dei “Comunisti cimiteriali”.  Sarebbe un’offerta politica interessante, oggi, in Italia. Appena un pizzico più retrò (non voglio dire a destra o a sinistra) del Pd. Con un programma di seria rivalutazione della più sobria tradizione del Pc anni 70 e magari una cupa espressione di Breznev, accigliato, in alto a destra, nel logo. Sarebbe anche un ironico ammiccamento alle fantasie dell’Italia berlusconiana, ormai in rotta.

Subito dopo mi viene in mente che sarebbe meglio farci un film. Un musical-horror-politico, prodotto, inevitabilmente, da Nanni Moretti, con la regia di Sam Raimi.  Il ministro Fornero, già di per sé un volto goticheggiante, magari trasformata in avatar digitale, va finalmente a fare visita a Prima Porta. E’ in lacrime. Ma alla protesta montante si uniscono gli zombies…

Mi riprendo. Sono ancora in macchina, per fortuna non ho fatto incidenti, Prima Porta si allontana alle mie spalle. Sono in Italia, nel 2012, e la radio trasmette i risultati delle elezioni.
Un esercito di grillini -dice l’apparecchio – appena conquistata Stalingrado, è pronto a marciare su Berlino. Confortato, in questo, dal primo commento politico, dopo il voto, del suo fondatore. 

Forza belin!  

Mi scuso con i lavoratori di Prima Porta se ho preso spunto da un loro manifesto per questo scherzo. Ho il massimo rispetto  per le loro richieste, anche senza conoscerle approfonditamente.

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