Archivio mensile:febbraio 2012

Non è un capolavoro (The artist)

The artist non è un capolavoro. E’ perfino banale scriverlo. L’omaggio al cinema muto è una patacca. La protagonista è nostra contemporanea. Viene dalla pubblicità. Provate a confrontare le sue smorfie e i sorrisetti con quelli di alcuni eroi Pixar, per esempio Saetta McQueen di Cars, e troverete lo standard.

Il linguaggio adottato è sempre quello della pubblicità, fatto di espedienti. Fin dal primo: si prende una situazione di oggi e le si attribuiscono alcune caratteristiche di un’altra epoca per renderla esotica e affascinante. Va molto di moda farlo anche con i propri filmini. Ci vuole poco e sembra di aver fatto chissà cosa.

Il contenuto è una serie impressionante di citazioni: il fischio di Paulette Goddard, la saletta di proiezione di Quarto potere, la visione frontale di Metropolis,  l’indefesso autista di Viale del tramonto (Erich von Stroheim revisited), i sogni à la Fellini, e chissà quante altre; poi c’è una storia d’amore a cui è davvero difficile credere.

Per tributare pochi minuti di omaggio al muto, Quentin Tarantino, in  Bastardi senza gloria, inventa un film girato da nazisti, con un cecchino infallibile, cui si sovrappone l’immagine di un’ebrea che consuma tutto in un folle rogo (particolare non da poco, il rogo, però, è fuori dal film). L’ amore per il cinema, un soggetto difficile da avvicinare, trova un’unica strada per esprimersi: la perversione.

In The artist abbiamo al massimo un’infatuazione. Si salverebbe se fosse impossibile, come ne La rosa purpurea del Cairo.  Invece l’infatuazione trionfa. Come in ogni patacca: la moneta falsa pretende di essere quella vera.

Ne esce una commedia sentimentale divertente ma nulla più. Qualche  singola scena molto azzeccata c’è e potrebbe anche entrare nella storia del cinema. Vero. Se ne porta dietro parecchie di patacche, la storia del cinema.

E probabilmente fa bene.

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